Bifosfonati, ancora il nemico numero uno del dentista?

I farmaci della classe dei bifosfonati possono alterare le condizioni di salute orale del paziente. Questo assioma è stato oggetto di  di ricerca in ambito sanitario per definire i limiti di questa terapia e l’interazione con trattamenti odontoiatrici.

I bifosfonati nacquero nel XIX secolo ma solo a metà del XX si scoprirono le vere proprietà del farmaco e i suoi effetti benefici sulle patologie del metabolismo osseo. Si è scoperto negli anni infatti che questo farmaco riesce ad aumentare la densità ossea tramite l’inibizione dell’azione degli osteoclasti, quindi impedisce la dissoluzione dei cristalli di idrossiapatite, il principale costituente minerale osseo.
Il meccanismo d’azione quindi si considera indiretto per il contrasto della perdita densità minerale (inibizione del riassorbimento = aumento della mineralizzazione).

Le proprietà curative e la “mancanza apparente di effetti secondari” ha portato alla massificazione di utilizzo del farmaco e come ci si poteva aspettare alla scoperta delle interazioni farmacologiche e quindi all’analisi delle interazioni terapeutiche.

Scoperta degli effetti secondari

Dopo essere stato quindi uno dei 19 farmaci più prescritti a livello mondiale utilizzati per il trattamento di varie malattie delle ossa,  nel 2003 vengono pubblicati i primi studi e documentazioni cliniche sulle lesioni osteonecrotiche mascellari associate al consumo del farmaco. Le condizioni necessarie per relazionare il farmaco al processo necrotico sono:

  • trattamento attuale o precedente con bifosfonati
  • osso esposto necrotico nella regione maxillo-facciale da più di 8 settimane
  • nessun antecedente di radioterapia nella zona dei mascellari

Protocollo odontoiatrico per i pazienti che assumono bifosfonati

Per limitare gli effetti collaterali si consiglia di effettuare una visita odontoiatrica prima di assumere tali farmaci, in modo da poter eventualmente procedere ad una bonifica preventiva di ogni patologia presente.
Dal 2003 a oggi gli studi hanno permesso di informare la comunità scientifica e il farmaco si prescrive sono in casi realmente necessari. Il medico sa che deve consultare l’odontoiatra in caso di prescrizione di bifosfonati per uno screening completo della salute orale.

Esistono infatti misure preventive

prima dell’assunzione farmaco:

  • mantenere una buona igiene orale
  • qualsiasi procedimento chirurgico dentale deve essere completato prima di iniziare la terapia con i bifosfonati. L’estrazione dentale va realizzata circa 3 mesi prima.

una volta iniziata la terapia:

  • Se viene assunto il farmaco per via orale e la terapia è iniziata da meno di 3 anni non si presentano rischi
  • Se sono passati più di 3 anni dall’inizio della terapia o l’amministrazione del farmaco è per via parenterale si passa a trattamenti conservativi.

Con i protocolli attuali è possibile prevenire il maggior numero di casi di osteonecrosi e se il paziente segue le indicazioni dell’odontoiatra, anche l’insorgenza di carie e malattia parodontale vengono ridotti.

Igiene orale nei pazienti che assumono bifosfonati

L’igiene orale domiciliare deve esselandscape-1445632943-g-mouthwash-107253698re eseguita con la massima attenzione e nei pazienti predisposti alla gengivite sarà necessario sciacquare con collutori a base di gluconato di clorexidina. Dose di mantenimento 0,12% 50/60 secondi affinché il principio attivo possa svolgere la sua azione durante il risciacquo e, allo stesso tempo, venga anche assorbito dai tessuti molli per poi essere lentamente rilasciato nelle 8-12 ore successive (azione sinergica battericida – batteriostatica).

2017-04-23T18:12:34+00:00